Ieri mi è arrivata una mail da parte di un’organizzazione culturale che comincia con una richiesta bizzarra: informazioni strettamente confidenziali. In ottemperanza [… ad una legge che non conosco] … tenendo presente che qualsiasi uso, riproduzione o divulgazione di questo messaggio è vietata.

Poi la frase che fa da titolo a questo post: per una cultura responsabile.

La titolare di suddetta organizzazione dopo dieci anni di sacrifici nel mercato editoriale chiede aiuto a resistere, a non cedere, a non fallire. La titolare mi racconta che il settore produce debiti, stress, difficoltà esistenziali inenarrabili (nessun ricavo).

Continuo la lettura dell’email spinto dalla curiosità perché fin lì niente da dire. Abbiamo anche noi creato un volume sia in cartaceo sia in ebook e i risultati di vendita non sono stati esaltanti, deprimenti anzi, forse, che se fosse stato il nostro motivo di esistenza di certo avremmo chiuso bottega spinti dallo sconforto e dalla delusione.

Si tratta di creare un’antologia. Ecco lo scopo della missiva. Ma c’è un ma.

Riporto la condizione nell’esatto modo in cui è scritta: Ti interessa collaborare (collaborazione solidale non a titolo gratuito), con una quota di 50€?

Non nascondo che ho dovuto leggere la frase due o tre volte prima di comprenderla. Le 50 euro servono per pubblicare? Per aiutare la signora titolare? Per acquistare tre volumi dell’antologia in anteprima?

Dopo una lista di 35 nomi di critici letterari autorevoli viene specificato in grassetto che l’organizzazione si sente un collettivo che reperisce fondi attraverso il crowdfunding culturale giustificando la scelta come una strategia sociale.  Comprendono che sia un concetto ostino ma confidano nei vostri portafogli.

E questo è il modo di fare cultura responsabile?

Io ho un progetto diverso, che non è soltanto un progetto ma una vera e propria sfida: una rivista letteraria la cui unica pretesa siano contenuti di qualità e che ogni mese tira le somme con gli autori sulle copie vendute per dividere il ricavato metà per la produzione della rivista metà tra gli autori scelti in egual modo. Funzionerà? Non funzionerà? Intanto è online il primo bando.

E voi cosa ne pensate? Daresti 50 euro per due componimenti a questi signori oppure ci buttiamo insieme nella sfida Contest?

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15 pensieri riguardo “Contest e l’idea di una cultura responsabile

  1. Conosco questi signori. M’invitano periodicamente a partecipare a una loro fantomatica antologia. Prima le mail erano firmate dal “curatore” dell’antologia. Adesso si è aggiunta anche la sedicente editrice della casa. Sarà anche equo e solidale la loro richiesta, ma a me sembra che 50 Euro per aver pubblicata una poesia mi sembra una spesa non equa né solidale.
    Per quel che riguarda il vostro Contest, sarei anche favorevole a partecipare (la vostra proposta mi sembra davvero equa e solidale) ma non ho nessuna poesia sull’argomento “rancore italiano” se non quello del figlio verso il padre, che sarà pure molto italiano ma non ha nulla a che vedere con il rancore che serpeggia nella società italiana.
    Cordiali auguri per il progetto (chissà che non possa partecipare a uno dei vostri prossimi numeri, qualora l’argomento rientrasse tra quelli da me trattati).

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    1. Marcello hai tempo fino al 31 gennaio per proporre qualcosa. Questi bandi servono anche per stimolare la scrittura. Ho scelto il tema del rancore italiano perché io sono il primo a provarne. Sono certo che chiunque con un minimo di buon senso provi rancore per come ci siamo ridotti. Scavare nei propri sentimenti e esternarli attraverso l’arte!

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  2. Di pronto non ho niente, tranne qualche fiaba per bambini e un thriller alla revisione… Però l’idea è interessante e infatti già vi ribloggai! A presto per un ulteriore reminder.

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