WALTER di Studio 34

 

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SI SALVI CHI PUO’

Siamo senza scampo.
Cavalli zoppi che scavano nel buio.
Dramma e libello di un mondo
che si dissolve in briciole
tra i disegni del tempo,
nell’ ora del crepuscolo.
E brucia dentro.
Brucia nell’ anima,
calda di umori come imene,
piena di stagioni estive.
Siamo trasparenti come vetro.
In questo vagare morti e non sepolti,
attraversando cattedrali senza virtù,
nuotando nel presente verso il cielo.

Carne pensante, che pascola
su discariche sociali trasformate
in verdi colline di plastica,
malata di miseria,
malata di paura
di marcio albume intellettuale.
Siamo nudi, stanchi e indifesi,
circondati da idoli seduti e assedianti
su troni di paglia,
totem violenti,
che danzano tra elegie in fermento
coi loro sguardi abbaianti e vuoti.
Siamo assuefatti al sacrificio
ai signori
dell’ inganno senza limiti,
intoccabili, assisi
e ottenebranti come sudice
puttane appoggiate al lampione.

Noi giaciamo lì, attorno
restiamo lì, nel labirinto,
prigionieri in quella sala d’ attesa
che è la nostra coscienza.
Perduti
abbracciando l’ ombra della memoria,
la sua geografia fatta di ricordi,
procedure, simboli e bandiere.
Sferzante rassegnazione.
E stiamo immobili
intrappolati nella realtà,
straniti al pari di insetti idioti,
carovane di alberi
antropofagi e senza foglie.
Mutilante lebbra del silenzio
che allaga cervelli sedati,
toxoplasmosi dell’ umanità,
profughi del do ut des
oltre il filo spinato della percezione.

Siamo fragili uccellini in attesa della
morte sul gelido ramo innevato,
sbranati dagli avvoltoi di turno.
E vivere è niente.
Un respiro mai dato,
lento.
Aggrappàti alle parole,
in bilico sul precipizio,
fino alla fine del viaggio.
In cerca di quel sogno che è sostanza,
senso del divenire.

 

Siamo anche desiderio di risveglio.
Voglia di andare, di essere … liberi
altrove.
Fondersi sull’ ottava nota,
plasmarsi nella quinta stagione
come nuvole colorate. E amen.

 

 

EFFE DI SOGNO

 Siamo gabbie di carne
che imprigiona l’ Infinito.
Schiavi della paura,
del suo psicodramma collettivo
che ci rende tutt’ uno con il nulla.
Circondati da sentinelle di emozioni
prive di sentimento
che si intersecano tra loro.

Copulano i pensieri,
in cerca della chiave per fuggire.
Niente da fare.
Effetti collaterali:
violenta innuendo,
sensazioni di solida vanità,
fiamme di silenzio intorno.

In un oggi assoluto e senza fine
ne rifiuto il peso del tempo,
la sua ombra,
i suoi rettilinei orgasmi cerebrali.
Solo voglia di
attraversare le frontiere dell’ anima,
viaggiare nella percezione
… raggiungere l’ Oltre.


Con Walter siamo praticamente vicini di casa. Vive a Messina a pochi chilometri da me, città  a me cara perché vi è nato mio padre e vi abitano tutti i parenti  paterni. Ci vado spesso e uno di questi giorni, se lui vuole prendiamo un caffè insieme. Però è nato a Torino nel 1970, altra città vicina al mio cuore. Quando ancora mancavano tre anni che lui nascesse mi ci sono trasferito, neo-diplomato, in cerca di lavoro (fallimento totale!) ma per sei mesi di rigido inverno, io abituato al caldo sole della mia Calabria, ho vissuto l’eleganza e il decoro dei civilissimi mangiatori di gianduiotti all’ombra della Mole.

Walter è laureato in architettura e si diletta a scrivere poesie e racconti e a dipingere.

Sul web cura IL BLOG DEI SOPRAVVISSUTI (Tutto è possibile, niente è scontato). Proprio tra quelle pagine ho letto alcune interessanti poesie e l’ho contattato proponendogli di regalarcene qualcuna per la nostra rubrica.

Ce ne offre due “Effe di sogno” e “”Si salvi chi può”. Sono versi duri, specialmente quest’ultima, dove l’avventura dell’uomo viene sciorinata tra acri similitudini, vicine al pessimismo, dentro cui a tratti balenano raggi, squarci di cielo dove l’uomo può riscattare la sua condizione di sconfitto.

Siamo nudi, stanchi e indifesi,
circondati da idoli seduti e assedianti
su troni di paglia,
totem violenti,
che danzano tra elegie in fermento
coi loro sguardi abbaianti e vuoti.

 

per dire poi :

voglia di
attraversare le frontiere dell’ anima,
viaggiare nella percezione

 

A certi passi, a sprazzi, Walter mi ha ricordato certe bellissime liriche in dialetto siciliano di un grande poeta: Ignazio Buttitta. Combinazione? Contaminazione casuale di un torinese di nascita e siciliano di adozione.

In ogni caso Walter vale la pena di passarci qualche ora insieme, con lui e le sue poesia e magari, se vuole può anche proporci qualche racconto per la nascente rubrica di narrativa e farci esporre on line i suoi quadri.

Mi rimane solo di ringraziarlo salutandolo con in mano un fazzoletto bianco in mano dalla costa calabrese.

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5 pensieri riguardo “UNA POESIA PER LA SERA di Natale Pace e Dora Levano

  1. una cupezza quasi adolescenziale…inquietante…forse l’oltre che il poeta richiama dovrebbe trvare più spazio nei suoi canti…l’oltre è solo un passo accanto… comunque abbiamo scoperto un altro passaggio della vita di Natale… di Torino ricordo la cioccolata densa densa assunta in algide albe

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  2. Molto belle entrambe le liriche, soprattutto perché partono da una tirste constatazione, dall’osservazione di una tremenda realtà: il mondo oggi sembra realmente non lasciar scampo, e questa speranza di raggiungere l’Oltre è un po’, secondo la mia lettura, l’anelito di tutta l’umanità; questo anche nel caso in cui uno non pensi si star lanciando quel grido. È una ricerca antichissima e che riemerge al di là di tutti i messaggi sbagliati e distruttivi che si moltiplicano da ogni parte, è il bisogno di tornare al senso delle cose.

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