GILDA M. – 2

2017-07-14-14-15-04-652

ATTESA

Sa di principio questo rincorrersi

e cercarsi dietro le linee buie

dell’attesa. Un ritorno che si fa

marea a muovere discosta dalla riva

 

Una luna terra di sogni e sospiri

nei riflessi del sole teso al sorgere

delle cose che in vita si rinnovano

col loro incessante andare.

 

E la risacca che quieta l’inverno

come fanno le campane dei giorni

stanchi di festa o nelle domeniche

col loro secondo ritocco a richiamo

 

Ci dice di una fede che fu

come furono di conforto gli orli

che si fanno alle camicie

nei tempi dell’attesa e del ritorno

 

Dice della primavera tra le case

che quieta sa quali balzi può

la lepre dopo l’ultima ode al giorno:

corollario d’un prato verde edera.


 

Secondo appuntamento con GILDA M del blog Laterraèblucomeunarancia  https://laterraeblucomeunarancia.wordpress.com/  e seconda intensa e preziosa poesia, questa volta inedita e regalata a questa rubrica e ai suoi lettori. Gilda eccezionalmente commenta la poesia e questo mi permette stasera di riposare, perciò vi propongo la sua mail integralmente.

Ti invio come promesso una mia poesia inedita, l’ho iniziata a scrivere un bel po’ di tempo fa, a giugno di quest’anno, ritornando a trovarla qualche volta con la speranza di trovarci una parola o un verso nuovo. Di recente l’ho conclusa, e almeno per quello che rappresenta per me, è una delle poesie alle quali tengo di più: forse proprio per i suoi versi iniziali, che rappresentano  molto di più di ciò che apparentemente sembrano dire. Ho lasciato anche un piccolo commento.

Più inedito ancora di questi versi posso dire che sarà questo mio commento (credo l’unico mio personale alle mie poesie), generalmente non commento mai le poesie che scrivo,  per molteplici ragioni: prima di tutto penso che la poesia, se è tale, sia prima di tutto voce, e una volta nata abbia una vita a sé  (che prescinde da chi la scrive), e che per queste ragioni debba attraversare con il mistero che è più che con la volontà di chi scrive e interpreta come può. L’unica certezza che abbiamo quando parliamo di poesia, almeno per come la vedo io, è che certamente è mistero, e nessuno può raccontare quel mistero fino in fondo. Un’altra ragione, più egoistica forse, è la curiosità di scoprire come è letta e interpretato ciò che io stessa come dicevo mai potrei spiegare per intero, capire cosa l’altro coglie che a me magari è sfuggito, quali suoni, immagini, ricordi, emozioni e vissuti, o se magari tutto questo non accade.

Posso perciò dire molto poco di ciò che racconta questa poesia: sono versi immediati e nel contempo lenti, tutto ha origine da delle immagini che sotto forma di parole mi dicono di cosa possa essere l’attesa, e nello specifico l’attesa del ritorno. L’umano sentire tra questi versi, presente in azioni o immagini come il suono delle campane o gli orli delle camicie, sembra quasi sfumare e lasciare il posto a qualcosa di più antico, se vogliamo primordiale, riconosciuto nel riflesso del sole verso la luna, la marea del mare, e soprattutto la ciclicità che a ogni ritorno rinnova un legame che è più antico di qualsiasi pensiero. Forse non è un caso che ci sia un gioco di opposti “sole-luna”, “inverno-primavera”, e quei balzi finali su di un prato che si fa corollario: cammino di una vita che non può sfuggire a se stessa.

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6 pensieri riguardo “UNA POESIA PER LA SERA di Natale Pace e Dora Levano

  1. Devo dire che il messaggio arriva bene alla mente e al cuore del lettore: sopra tutto riecheggia in ogni strofa il senso del ritorno e del rincorrersi delle cose, una sorta di rimbalzo fra passato e presente – guarda un po’, tutte parole col prefisso ri- anche nel commento: direi che potrebbe perfino bastare questo…
    Un capolavoro la strofa astronomica in cui “terra” diventa apposizione di “luna”, in una specie d’inversione cosmica dei rapporti che coinvolge anche il sole, di cui non per caso entra in gioco la dimensione ciclica, nel momento in cui lo si definisce “teso a sorgere”; ma tutto è sospeso, “teso” appunto, perché al ritorno si associa la sua attesa. A occhio, mi viene in mente quella poesia metafisica che andava fortissimo nel Seicento inglese, come quel famoso brano di John Donne, “A Valediction”. La profondità c’è.

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  2. “Ci dice di una fede che fu

    come furono di conforto gli orli

    che si fanno alle camicie

    nei tempi dell’attesa e del ritorno”

    Versi di grande respiro e profonda riflessione. Ma bella tutta, molto apprezzata…

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