binari“Mannaggia! Ma proprio sulla ghiaia dovevi sterzare?” la giovane scoppiò in un pianto dirotto.
“Oddio Laura, oddio! Che ti sei fatta? E’ colpa mia, solo mia, accidenti!”
Sara gridava frasi sconnesse attorno all’amica stesa sull’asfalto caldo di giugno, il ‘Ciao’ con le ruote all’aria sei metri più in là ancora col motore acceso e i pedali a roteare, gente che accorreva da ogni dove.
Pur copiose lacrime le annebbiassero la vista, Laura notò immediatamente quel raggio di sole, quasi fosse l’unico soccorritore tra tanti.
“Dai qua, calma, fa vedere il ginocchio.” disse lo ‘Zeus in terra’.
Premuroso e delicato, lei si lasciò tastare senza paura la zona dolente e sanguinante: ad altri non avrebbe permesso nemmeno lo sfioramento delle dita dei piedi!
C’era un che in quel giovane, una particolare energia capace di metterla a proprio agio nonostante il menisco con le fitte e tutto lo spavento per il sangue schizzato ovunque: di colpo si trovò come sotto l’effetto di una dose gigantesca di ansiolitici.
Allontanarono l’amica che con le sue grida squinternate creava ansia e scompiglio.
Con ‘Cocis’ si conoscevano di vista ma fino ad allora mai una parola, anche se a lei piaceva da morire e ogni volta che lo incrociava in città, il sabato pomeriggio, le veniva un forte batticuore e due guanciotte rosse paonazze.
Ma lui non se la filava affatto e traversava gli stretti vicoli del centro con ampie falcate e lo sguardo lievemente imbronciato distante anni luce dalla realtà, irraggiungibile, ovattato, fluttuante con quei suoi scalcinati ‘camperos’ che si muovevano all’unisono con l’inseparabile fratello maggiore: era uno spettacolo vederli, quando passavano la folla si tagliava in due, netta.
Mormoravano tutte quante che il più bello fosse proprio il fratello, il più alto, quello col sorriso Durbans stampato in faccia, lei però si emozionava per ‘Cocis’, suo sogno notturno ricorrente e piacevole scompiglio dei vivaci ormoni in esubero.
Aveva quattordici anni così come l’amica Sara, i due ragazzi forse qualcuno in più; come ogni pomeriggio da oltre un mese le loro vite si sfioravano nei giardinetti scarni del condominio di prima periferia con affaccio sull’ospedale cittadino.
Laura e Sara, amiche per la pelle, avevano stretto un patto di sangue: la prima avrebbe accompagnato l’altra nelle visite sotto casa al suo bel Francesco, mentre quest’ultima per sdebitarsi, il sabato, la affiancava nel pedinamento a debita distanza dei due ragazzoni vitaminizzati, i quali era chiaro venissero anch’essi sotto al palazzo fatiscente per gli stessi motivi di cuore, dato che assieme a Francesco scendevano pure le due sorelle maggiori che piazzatesi una trentina di metri più in là, si divertivano a ridacchiare e tubare con i due giovanotti.
E ora lui era lì, a portata di mano, con due occhi cerulei e vispi a pochi centimetri dal suo viso, a consolarla per quel ginocchio malconcio e soprattutto, lontano dalle grinfie delle due fighette!
Un medico arrivò trafelato con la borsetta dei medicinali sotto braccio, qualcuno lo aveva avvisato al vicino pronto soccorso: subito confermò che non c’era niente di rotto, solo un grande spavento.
“Ti ho notato in città, sai?” sussurrò ‘Cocis’ mentre l’aiutava a rialzarsi in piedi e il crogiuolo di curiosi rapidamente sfumava via.
“Dai! Non ci credo!” lei chinò lo sguardo e arrossì.
“E’ che sono fidanzato… anzi, a dirla tutta, a breve dovrò sposarmi.”
Laura sgranò gli occhi, meravigliata: dunque al contrario di quanto credeva, lui l’aveva notata eccome!
“Ti sposi? Così giovane? Ah…”
“Eh, immagino tu abbia capito… hai certi occhi belli e tanto svegli… sai, hai ragione ma solo in parte: l’ha perso pochi giorni fa, si è sentita mancare, era per strada e puf… in un attimo, tutto andato! Ma oramai è tutto pronto, vestito, bomboniere, partecipazioni arrivate già da un pezzo, come si fa? Mah! Ne uscirebbe una tragedia…! Comunque fatti trovare in città sabato prossimo, non ci sono problemi, lei non è di qua. E il mio giro lo sai no? Piazza Grande, Via Beccheria, Via Fillungo… almeno si fanno due parole! Dai! Ti rivedrei volentieri.” le sfiorò una guancia con le dita, delicatamente. Poi sorrise con una dolcezza che lei non aveva mai assaporato prima. “E magari ci andiamo a prendere un gelato alla Veneta, io e te da soli, così ti racconto tutto…”
Laura non sapeva più cosa dire né pensare: era il cuore a parlare per lei, tanto batteva a gran cassa.
Si avvicinarono Francesco e le sorelle che nel frattempo si erano accorti dell’incidente.
“Fammi capire: tu non sei qui per quelle due là?” bisbigliò la ragazza.
“No davvero! Accompagno mio fratello che fa il filo alla mora. Che pensavi eh?”
Scoppiarono a ridere a crepapelle per quel segreto che li accomunava e che rendeva a quel punto possibile ogni svolta.
“Andiamo frate! Forza!” ‘il biondo’ sorrise e con slancio saltò sulla pedalina della Vespa e la accese.
“Ricordati allora, eh?” lui le strizzò l’occhio e con un balzo felino saltò dietro al fratello “sabato alle quattro in città! Promesso!”
Ci sono certe esistenze umane che hanno da percorrere il loro personale e tortuoso giro prima di confluire nel fiume della serena condivisione: devono compiere percorsi più o meno sbagliati, patire sofferenze psicologiche o addirittura anche fisiche, sottostare a turbamenti e privazioni anche per decenni, prima di incontrarsi di nuovo.
E Laura il sabato successivo, in quel giorno forse importante per le loro vite, aveva quaranta di febbre.

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4 pensieri riguardo “Destino o fatalità?

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