UNA POESIAPER LA SERA

GIANLUCA BERNO

 

FIGURE RETORICHE

Perché quando si parla di retorica
si associa alla parola un gran disgusto
e la si tratta come cosa tossica,
quasi piccione malato, o trambusto
in piena notte nato ad assordar?

L’autore ha ben bisogno che si bagnino
i versi alla fontana delle Muse
e che di bell’ingegno s’inghirlandino
le corde della lira (poche scuse:
il cambio ai carmi non si può applicar).

Allegoria perciò tutt’or mi visita
e semina una selva di concetti
arando il campo colla penna indomita.
Come sui fiori fanno certi insetti,
così i lettori faranno qua su,

o almeno spero che apprezzare sappiano.
Non è l’aspirazione mia maggiore
mietere lodi che da orpelli sbocciano
ma dimostrar che non mi manca amore
se con la lingua gioco un po’ di più.

Ella sen va negletta, scolorendosi,
nera dentro una notte zoppicante:
e non vi fa pietà che, disfacendosi,
perda per strada un piè, poi mendicante
la man le caschi, e l’occhio non vedrà?

Ma tu che leggi, s’ancor pensi valido
l’idioma che fa “sì”, col qual ti scrivo,
l’aiuta, orsù, ché già agonizza pallido:
adotta un chiasmo, almeno un congiuntivo,
o il cerebro ti s’atrofizzerà!

 


Commento dell’autore:

Ho voluto sperimentare con le strofe di endecasillabi, cinque ciascuna, giocando tra versi sdruccioli, piani e tronchi. La mia idea, in verità, è abbastanza esplicita già nel testo, quindi non mi spingerò a particolari interpretazioni del significato; più che altro, il testo invita chi lo leggerà alla caccia al tesoro, un po’ sul fronte delle figure retoriche del titolo e un po’ su eventuali richiami a chi ci ha preceduti in quest’arte della parola. In ogni caso, non è un semplice esercizio, bensì un invito alla riflessione su un immane patrimonio letterario. Il problema sarà allora se io sia riuscito nell’intento.


 

Gianluca Berno è nato a Milano nel 1994; in questa città (che considera “la sua città”) vive e studia Lettere (all’Università degli Studi statale) come si legge nell’autopresentazione che troviamo su L’Irriverente e che lascio seguire perché ci dice qualcosa di molto chiaro sulle tensioni che animano la scrittura del nostro poeta di oggi:

“La mia prima passione è il disegno ma (…) poiché amo leggere, provo a cimentarmi anche con la scrittura: penso che stimoli moltissimo la fantasia, perché quando si legge o si scrive una storia è necessario immaginarsi tutta la scena evocata dalle parole; e lì siamo liberi di costruirci il film che vogliamo, quando, per esempio, al cinema o a teatro siamo di fronte ad un prodotto finito, che non abbiamo realizzato noi. Il livello di coinvolgimento di un lettore è di sicuro più alto: se si vuole leggere, bisogna fare fatica, ma la libertà d’immaginare si salva solo così.”

Quando leggi i testi di Gianluca vieni proiettato in un mondo poetico complesso, dove l’attenzione all’uso della metrica e delle retoriche della tradizione italiana si libera per processi d’invenzione e rigenerazione sia formali che tematici. L’intento è talvolta metapoetico e stravagante (anche negli effetti); talvolta civilmente impegnato con un equilibrio tra immaginazione a tutta sbriglia e piglio critico sulla realtà di luoghi, persone, eventi. L’ironia non manca o, per meglio dirla col collettivo di cui è tra i promotori, l’irriverenza…
Gianluca mi fa pensare a tutta una tradizione di poeti che, senza sfuggire al confronto con i modelli ufficialmente riconosciuti in una certa epoca o estesamente condivisi da una collettività, sia d’elite o più largamente sociale, non lasciano s’ingabbi il proprio estro in un involucro bello, prezioso, ma vuoto, subordinato. In fondo il nostro autore ci pone di fronte anche a una questione importantissima: il rapporto tra tradizione/tradimento. Un rapporto rispetto al quale nemmeno il ‘verso libero’ sfugge dal fare i conti. Mi vien da pensare questo riguardando pure gli autori che abbiamo finora editato nell’appuntamento serale. E sembra quasi io stia andando fuori argomento, ma è un bell’argomento che, invece, proprio confrontandomi oggi con il nostro autore vien a pennello e… lo lascio tra le traiettorie possibili su cui tornare a riflettere con lo stesso Gianluca e con chiunque voglia interagire.
Chi segue Circolo 16 dall’inizio del percorso (credo siano più o meno due anni; Eugenio aiutami) ricorderà altri testi di Berno ospitati in questo spazio e avrà di certo notato il fermento dei commenti del nostro autore che ringraziamo vivamente e invitiamo a restare tra noi per questo ed altri appuntamenti

 


Email: irriverenteblog@gmail.com

Blog: http://lirriverentewordpress.wordpress.com

 

 

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16 pensieri riguardo “UNA POESIA PER LA SERA di Natale Pace e Dora Levano

    1. Dove andiamo è un gran mistero al di là delle impressioni, ottimistiche o meno che siano; dove siamo è un’altra domanda di grosso calibro, ma forse stiamo già rispondendo ora, su questa pagina, e dobbiamo fare in modo da diventare rumorosissimi… ma con garbo, ché siamo poeti – io ci provo e sono felicissimo del riscontro. Direi che, a scavare sotto il terreno su cui camminiamo noi, si trovano mille spunti fossilizzati: se riesco a ridar vita a una briciola, non sarà solo una soddisfazione personale ma anche un nuovo spunto a disposizione. Grazie.

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  1. Intanto, la gioia di questo invito non si potrebbe descrivere a parole, e nemmeno le emozioni nella lettura del meraviglioso commento che mi avete donato. Volentieri ripasserò, quando volete e quando avrò qualche altro pezzo che mi sembrerà interessante condividere. Grazie a tutti 😉

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  2. Caro Gianluca…il tuo invito al dettato retorico è evidente e condivisibile…ovviamente la misura metrica , le figure e quant’altro, dovranno inevitabilmente confrontarsi con l’ispirazione creando quella mistura magica che si fa poesia…un po’ come accade con la sorella musica…che unisce il rigoroso spartito con le sue regole all’invenzione… lo stupore di grazia di una percezione quasi extracorporea…Un applauso…alla tua cura di scrittura…

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  3. Tre cose mi hanno sempre colpita di Gianluca:
    Il gioco: quella sua capacità di mettersi e rimettersi in gioco, sempre, accettando il confronto anche quello con i più Grandi, un gioco che -nonostante l’estremo impegno e studio- è capace di rendere se stesso leggero e mai banale, ma sempre estroso e davvero molto, molto originale.

    Lo spirito critico: mai una parola buttata a caso, mai un leggere tra le righe così per dire, sempre dentro fino in fondo, fin giù, per capire scrutare, amare o odiare fare e disfare (nel modo serio e bello dei bambini);

    L’attenzione: che presta a tutto ciò che fa e che incontra, nessun post poesia frase, libro, racconto, è letto da gianluca senza la sua più totale attenzione, e non perché quello che conta siano i “like” o i numeri, ma perché a colpirlo è sempre la pluridimensionalità del singolare.

    Tutto questo è presente in questa poesia, un gioco, profondo e attento di sguardi voci parole, tradizioni, dove il nuovo fortifica il già trascorso e dove è bello passarci perché equivale a giocarci insieme e viverseli questi versi!

    Ciao Gianluca 🙂

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    1. Ciao anche a te. Leggere recensioni così – e mi scuso del ritardo, se è passato molto tempo dal tuo commento – mi lascia davvero senza parole: insomma, troppa grazia… e così resto come il sarto dei “Promessi Sposi” che, di fronte al ringraziamento del card. Borromeo per i servigi resi, non trovando nelle sue reminiscenze di borghese istruito una sola frase abbastanza forbita da far bella figura, se ne esce, sopraffatto dall’emozione, con quell’insulso “si figuri”, che lo lasciò con l’amaro in bocca.
      (E così l’autore della poesia se la cavò dando dignità letteraria alla sua mancanza di risposte adeguate…😅).

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