NATALE PACE

PALERMO TEATRO MASSIMO 19OTT17.jpg

ATTO ULTIMO – SCENA III

E’ notte:

buia la casa tutta avvolta dai misteri

della campagna dormiente, silenzio

solo rotto da lontani latrati.

L’uomo volge le spalle alla platea, i contorni

nettamente delineati dalla luce esterna di lampione

che prepotente invade la vetrata:

 

L’UOMO

Ma vieni sonno avaro di sogni, rasserenami,

vincimi infine!

Ho ancora versi dirompenti nel cuore, parole

suono, cadenze musicali per accompagnare

i giorni solitari. Ho libri e sorrisi di figli,

e piante e fiori nel giardino, mi attendono come

attesero la pioggia

(finalmente la pioggia di settembre!).

Se non hai sorrisi da inventarmi, notte,

incatenami al sonno,

ma che non sia eterno,  ancora no,

fino all’alba.

 

Si spegne la luce del lampione, tutto sarà buio,

(attimi che il pubblico vivrà come per smarrimenti).

Ma s’apre uno sprazzo di rosa tra gli ulivi,

il nuovo giorno s’annuncia

sapido di speranza.

 

 

Scena Seconda:

https://circolo16.com/2017/10/04/una-poesia-per-la-sera-natale-pace/

Scena prima:

https://circolo16.com/2017/10/01/natale-pace-atto-ultimo-scena-i/

 


Non ve la prendete con me, è Dora che me l’ha suggerito!
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9 pensieri riguardo “UNA POESIA PER LA SERA di Natale Pace e Dora Levano

  1. Allora un applauso a Dora, ma anche uno a te, e a scena aperta, anzi una ovazione, per questa splendida poesia che emoziona per quanto è teatrale nei toni, ma così vera nelle parole, giocate fuori da un monologo e dentro il cono del”lampione” di scena…
    clap clap clap!!!!

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  2. eravamo rimasti sospesi alla Scena Seconda e la Terza richiamava il suo spazio e il suo tempo, o ci chiamava

    come ‘lettrice’ te lo proposi – “perché non lo editi..” -, ma mi piace questa connessione che fai, Natale, tra lettore/suggeritore perché mi fa pensare, va a dare, un ruolo attivo sia all’uno che all’altro, sia al lettore che al suggeritore, nonostante siano legati al sussurrare parole e quanto le parole portano con sé

    la lancio, questa mia, come riflessione a lato del testo, ovviamente, per chi vorrà accoglierla

    Sul testo non lascio commenti, ma mi soffermo in quello squarcio che apre la visione dello spettatore allo sprazzo rosa sugli ulivi

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  3. Io credo che in queste tre scene ci sia anche un arco di trasformazione del personaggio che si conclude nell’alba finale. L’opera parte dall’imbrunire, dalla nostalgia e dall’assenza, ma è un inno alla vita e speranza. Un messaggio molto bello che racchiude un intero senso poetico e stile di vita.

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  4. il rosa degli ulivi e tra gli ulivi…sembra vederlo… è un teatro di natura… dove lo stupore si trasferisce dall’occhio al mondo ( l’uomo di spalle pronuncia la sua assenza)… non è lui che dice, ma la parola poetica che si espande nella platea di un teatro che non ha confini… bell’esperimento, Natale

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