SALVATORE PIZZO – SILVIATICO

BLOG SILVIATICO

SempreAdelantando

 

ONIRICA

Eran solo sbuffi di vento
ai denti sfuggenti di pioggia.
Uno schiarirsi di gola
tossicchiando nudo imbarazzo
scroscio appena velato da nivee
venature ampie e pulsanti: trame marine
sospese nel nontempo ceruleo
di bastimenti salpanti eterei
… a perderci nello spazio d’un sogno
anime notturne noi.
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Commento dell’autore: Ho sempre sonno, tranne che di notte. Ho gli occhi affaticati: si fatica ad interpretare le ombre.

Email: salvifici@hotmail.it

Blog: http://sempreadelantando.wordpress.com
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Questo secondo appuntamento con la poesia di Salvatore Pizzo – Silviatico, conferma quanto di buono e positivo scrivemmo recensendo la sua prima “Ditemelo”  pubblicata in UNA POESIA PER LA SERA l’8 ottobre trascorso.

Salvatore  ci regala con “Onirica”  dieci versi densi di pathos, d’immagini confuse, ma facili da immaginare a saperne recuperare il senso. Di fatto trattasi di un’unica frase poetica intercalata da tante parentetiche che sembrano allontanarci dalla volontà descrittiva e, invece, ne ritardano soltanto la comprensione: “Eran solo sbuffi di vento/… a perderci nello spazio d’un sogno”

Poesia elementare, semplice, ma proprio per questo come certe canzoni popolari costruite su pochi accordi o su normali giri armonici ti lasciano indelebile nella mente il ritornello, così “Onirica” Di Salvatore Pizzo dopo che l’abbiamo letta e riletta, ci rimane nella testa e non va via.

Avevamo chiesto a Salvatore qualche elemento biografico in più:

“Caro Natale, perdona questo mio essere riluttante a fornire notizie personali che, all’apparenza, potrà sembrarti fuori luogo ed un tantino esagerato. Ma, quando ho cominciato a scrivere sul web, mi sono posto dei punti fermi, ovvero delle condizioni irrinunciabili, pena il venir meno della ragione principale per il mio esserci in questa realtà virtuale. La prima delle condizioni era che sarei stato fatto di sole parole. Ovvero libero come l’aria di inventare e scrivere, improvvisando all’occasione o ricercando.”

Nulla da perdonare. Rispetto assoluto per le scelte di vita dei nostri autori, che mai ringraziamo abbastanza per il gran dono che ci fanno, offrendoci le loro creature artistiche.

Ma ci perdonerà Salvatore se non siamo d’accordo con lui e la pensiamo in maniera diversa. E’ ovvio, si sa, il web sa essere mostro spaventoso e pericoloso e la più parte di chi ci sguazza preferisce un nikname dietro il quale non solo evitare guai di ogni genere, ma proporsi per quello che si fa e non per quello che si è.

Noi pensiamo però che la poesia si sublima non solo nella scrittura-lettura, ma nel rapporto quasi carnale che s’instaura tra l’artista e il lettore. Oddio, è solo un modesto parere, neppure incontrovertibile, che non sminuisce neppure di un millimetro, la stima, la riconoscenza e soprattutto il nostro considerare di alta qualità i versi di Salvatore Pizzo e di tutti quelli che la pensano come lui.

Approfitto di questa recensione per chiarire che, per quanto riguarda i curatori di questa rubrica, il rapporto con gli autori pubblicati non finisce con la pubblicazione. Aspettiamo altre liriche, altri contributi, che avranno certamente via libera per la pubblicazione perché il nostro, molto tra virgolette, esamino sulla qualità non riguarda la poesia, ma l’autore nel suo percorso.

 

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50 pensieri riguardo “UNA POESIA PER LA SERA di Natale Pace e Dora Levano

    1. … I sogni sempre si prestano alle più svariate interpretazioni(esistono anche libri che ci si cimentano). Dunque, anche a parlarne poeticamente, è naturale lasciare che siano i lettori a farsene una propria…
      Grazie di cuore…

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      1. Prego. Volendo si possono aggiungere varie riflessioni teoriche: scriveva Sartre, per esempio, che la letteratura è “una strana trottola”, che esiste finché qualcuno la fruisce – la fa girare – e poi non c’è più. Come a dire che lo scrittore ha bisogno del lettore, che lo completa e aggiunge la sua parte a quel che legge.

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      2. Nulla di più vero… Di mio potrei aggiungere soltanto che, la trottola, è tale in quanto c’è una mano che la rende tale, poi rimane un oggetto enigmatico per chi dovesse vederla per la prima volta. Così è ogni volta che ci si propone di affrontare un testo: si cerca di farlo proprio, in modo da poterci giocare con i nostri sentimenti, facendolo ruotare a piacimento…

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      3. Giusto, anche se poi si entra in un terreno accidentato: ognuno ha la libertà di porre al testo le domande che preferisce; ma se il lettore dovesse tentare un commento più tecnico – una recensione, per esempio – si troverebbe a dover districare il proprio gioco di lettura da quel che l’autore voleva dire. Allora si entra in un altro affascinante terreno di riflessione…

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      4. Alla fine così ogni cosa si risolve:”a dover districare il proprio gioco di lettura da quel che l’autore voleva dire. Allora si entra in un altro affascinante terreno di riflessione…” Sai meglio di me che una poesia non si può spiegare, almeno, per parte dell’autore. Alle volte ci ho provato, finendo per incartarmi in un modo a dir poco inglorioso. Dunque preferisco che siano gli altri a darmene lettura e giudizio. Al massimo posso imbastire discorsi intorno all’argomento, anche nel tentativo di ampliarlo e trovare punti di contatto tra diverse sensibilità. In modo da poterla condividere, questa benedetta trottola da far girare, per goderne dei colori vorticanti…
        Quel che vorrei dire è: quando si scrive, non ci si può preoccupare della critica e dell’interpretazione eventuale dei propri versi. Dunque si può pensare di restare evanescenti, se si crede che questo possa aiutare nel processo di crescita…

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      5. Sono d’accordo, infatti. La critica è un problema del critico e proprio a lui toccherà lo scrupolo di districare, specie – era il caso che pensavo – se l’autore appartiene a un’altra epoca. So, per aver letto dei commenti e averne tentato qualcuno io stesso, che si può ricavare una pagina intera da una sola parola, soprattutto in poesia; ma immagino che una buona metà di quel che si scrive in quella sede non sia nemmeno stato pensato dall’autore, o comunque non così precisamente. Mi torna anzi in mente un passo di Luciano di Samosata, autore greco antico, il quale nella “Storia vera” fa raccontare al protagonista quella volta in cui, nel corso dei suoi viaggi incredibili, era arrivato all’Isola dei Beati, incontrandovi Omero; alle domande sul perché nel dato passo avesse scritto in quel dato modo, il poeta sovrano risponde cose del tipo: “Non so, mi è venuto così”…

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      6. Eheheheheh!!! Bella risposta, soprattutto sincera, quella di quel tizio lì… E’troppo facile farsi prendere dal protagonismo, lanciandosi in disanime e spiegazioni che più ancora son voli pindarici. Poi, alla fine, si rimane da soli, faccia a faccia con il proprio scritto. E cosa ci si dice guardandosi allo specchio? Forse che si è voluto scoprire il segreto della vita? O forse soltanto che si è scritto qualcosa che ci passava per la mente e di cui ci siamo innamorati? O forse che è stato il tal sentimento a strapparci dalle dita simili parole?…

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  1. “il rapporto con gli autori pubblicati non finisce con la pubblicazione”…
    Mi soffermo un attimo su questo punto calandomi nella veste di co-curatrice
    Quando iniziai il mio viaggio un wordpress ero determinata a non palesare la mia identità subito. Forse nemmeno un giorno…
    Poi è accaduto
    Il mio sentire era molto prossimo a quello, credo, dei tanti autori che ospitiamo e che non desiderano un ‘impatto’ d’un certo tipo, apparentemente più diretto, più aperto sulla consistenza ‘identificativa’ che ci diamo e pur ci danno nel quotidiano. Dico così, anche se mi sa di usare una terminologia limitata per un problema molto complesso.
    Come Silviatico volevo essere di sole parole che, poi, non erano solo parole, e manco tali le volevo
    Tant’è che prendevano e prendono spesso più corporeità di quanta me ne senta. Toccano e sentono più di quanto io tocchi o senta. E devo dire: oggi è ciò che un po’ mi spaventa. Nel senso buono dell’aver paura.
    la paura mette a nudo e si apre alla meraviglia, allo stupore. E qui mi fermo, ma potrei ancora…se non uscissi di commento fino a spaginarlo…

    Cosa volevo dire?
    Torno alla citazione:
    “per quanto riguarda i curatori di questa rubrica, il rapporto con gli autori pubblicati non finisce con la pubblicazione”
    Circolo16 vorrebbe poter stringere la mano e abbracciare gli autori con l’ambizione, certo, di riavvicinare la poesia in cui ci facciamo corpo alla vita dove spesso ci sottraiamo, perdendo di libertà, addossandoci ruoli anche stretti e così via. Un’ambizione che oggi sembrerebbe quasi una specie di rivoluzione, ma che è il desiderio d’un’immediatezza nei rapporti umani che troppo spesso pare irrimediabilmente perduta.
    Natale lo sa, tuttavia, che son sempre stata più ‘morbida’, diciamo così, rispetto a un palesarsi o meno degli autori. In fondo, tornando a quanto dicevo e dice anche Natale: la poesia una corporeità, un’umanità, ce la porta e ce la trasmette, indipendentemente dal nome e cognome o dalla fisionomia. E forte di questi stessi elementi, anche se non dichiarati.
    Mi fermo lasciando aperta la riflessione
    Scrivere in prosa, diciamo, per me è difficile da decenni

    Avrei detto di più sui versi di Silviatico, ma l’ho detto.. in fondo quel qualcosa…

    E non escludo che il giorno in cui dovessimo radunarci come Circolo16, attraverso e oltre gli schermi, queste porose membrane dove ci traghettiamo in parole, immagini, altro… Dicevo: quel giorno non escludo la possibilità di avere Salvatore e gli altri autori proprio lì, be’ si, dovunque accadrà…

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    1. Anche se so che sarà assai difficile che ci si possa ritrovare, almeno fisicamente(ci sono cose che vivono di vita propria e nel silenzio si esauriscono, oltre ogni volontà) ti sono assai grato per queste tue splendide considerazioni, mia cara Dora. E mi sembra di comprendere anche tutto il tuo travaglio, nel materializzare quel ponte tra i tuoi versi e la tua fisicità: è d’aria che si vorrebbe rimanere, quando si vive la poesia. Per quanto mi riguarda, questi miei “tentativi”di poesia, li considero come segnali lanciati dal mio essere cometa, in allontanamento dal cielo che, momentaneamente, lo ospita…
      un abbraccio

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  2. Grazie di cuore per la comprensione, non solo del testo, del resto letto magistralmente. Ma anche per una scelta, la mia scelta personale che definisco”estetica”. Capisco che si vorrebbe gettare un ponte tra lo scritto e lo scrivente, però credo anche che, le parole, dovrebbero essere in grado di esprimerlo quel ponte, al di là d’ogni possibile immaginazione… In definitiva, cosa mai sono i sogni, se non un confuso addensarsi di immagini e sensazioni che, alla fine, non ci lasciano altro che pochi fotogrammi impressi nella memoria? Così siamo anche noi, pure nel nostro essere tangibile realtà, comunque soggetti a svanire lasciando solo labile ricordo…
    Un caro saluto

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  3. Natale, se potesse, si traghetterebbe tra le spire del tempo rinorrendo Dante o D’annunzio, o he so, Petrarca…per poterli fisicamente toccare leggerne il soma il buio del dolore nello sguardo…ne avrebbe Natale credo, grande delusione, come quella dei bimbi che a furia di toccare e ritoccare un giocattolo lo frantumano…C’è carne e tanta, Natale caro fra le parole ardenti che lanciamo in rete quali zampe di un ragno la cui testa s’è smarrita…lo spazio della parola non è l’autore…pallida ombra che più scompare col suo contaminato io più lucida di purezza ciò che scrive… E poi Natale è questione di posto nel mondo…chi scrive firmasse con nome cognome e volto sarebbe sommerso da insincere lusinghe e richiami non cercati… lasciaci, amico della dolce Calabria di levitare nelle leggerezza di un nome de plume… già l’io, dannato narciso infedele alla vera bellezza ci schiaccia trppo…. Ciò detto senza alcun astio, lascio un abbraccio a al mio amico Silvi…..compagno caro di parole erranti…E a te, Dora, dico…che si incontra chi si vuole incontrare sia per terra che per mare, nel dono della virta sia che ci sia o non ci sia di mezzo lapoesia…quella è sempre abbraccio carnale, nel tempo, oltre il tempo…anche quando questa piccola carne sarà tera nella terra… grazie dell’ospialità che mi concede questa libera riflessione…

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    1. sul resuscitare gli avi sorrido e lascio sia Natale a risponderti
      in ogni caso la questione scherzosamente da te posta sarebbe interessante da affrontare legata alla responsabilità che abbiamo quando ci avviciniamo all’opera di autori con cui diventa impossibile interloquire faccia a faccia, diciamo così. Ma torniamo al fatto che, vedo discusso tra commenti, non è detto anche nel faccia a faccia sia poi coincidente l’interpretazione. Interpretare è, in fondo, un processo, così come lo è la critica, almeno nella mia visione. E siano autori viventi o viventi d’altra materia, no so, non credo si sfugga da questo interagire complesso e mai finito, pena la ‘morte’ vera della poesia, che ha da viaggiare quando la si rigenera leggendola o cantandola e, pur sempre, incorporandola in processi autonomi che rispondono a una circolarità di input-output? non so
      la lascio così

      rispetto a Circolo 16 e alla volontà d’incontro anche oltre gli schermi mi sono espressa sulla mia posizione
      che già ci incontriamo qui è un fatto chiaro, che non esclude il nostro esserci come creature (precarie non sapremo mai quanto), ma fatte di corporeità. Insisto sul termine ‘corporeità’. Fatta di tante sostanze concorrenti alla nostra vitalità

      qui mi fermo che scappo al da fare altrove, ma qui torneremo, mi pare di capire, a dibattere in maniera interessante su questa ed altre tensioni, che trovo importantissime e perfettamente accordate a quel che Circolo 16 vuole animare

      Ringrazio te, Franz, e tutti quelli che stanno interagendo

      🙂

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      1. Corporeità, certo…ma è un corpoesteso, che escevdalla dannazione dell’io, vuol superarlo. Non dimenticherò mai la nausea che mi prese quando uno strano vecchio professore mi volle a forza intrattenere sull’ingordigia golosa di Leopardi che lo avrebbe portato alla morte per indigestione..un racconto ricco di dettagli grotteschi e di cattivo gusto che il professore narrava quasi si trattasse di una sua mirabiliante scoperta…Povero Giacomo! Il suo corpo, Dora cara sta tutto, infinito, oltre la siepe…l’io che la guardava è svanito come i dettagli nauseabondi del professore…Ho detto tutto😁

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  4. Con molta umiltà e modestia, aggiungo qualche riflessione alla discussione. Vedete, la discussione, il dibattito, il dire quel che si pensa rispetto alla poesia, a come si pone il poeta coi lettori, all’anonimato o al palesarsi, ai ritmi, alle metriche, alla rima o non rima: questa è critica pura. Dire che obiettivi si prefissano i poeti quando scrivono poesia, perchè lo fanno, se sia giusto, utile, o meno: questa è critica poetica. Interpretare il significato dei versi, pensar di sapere “che voleva dire il poeta”, cosa nasconde quella determinata parola: questo non è critica poetica, è arroganza critica, perchè come giustamente ha detto qualcuno di voi, la poesia non si spiega, perchè spesso non ci riesce neppure chi la scrive, figuriamoci chi la legge. La poesia, contrariamente a un brano di narrativa, ha l’immediatezza del sentire, la freschezza del cuore che come un vulcano erutta parole come lava, ardenti, sofferti. Mi capita, di chiedermi alla fine di una poesia nata pensata e scritta: ma davvero l’ho scritta io? A voi non è mai successo:Il problema che ponevo era un altro, possiamo condividere o dissentire, ma era un altro. Se scrivo dei versi e me li tengo per me non ha molta importanza firmare il foglio, metterci sotto chi sono, come sono fatto. Ma se scrivo una poesia e decido di metterla a disposizione di ipotetici lettori, allora no. Allora entro nel cuore di chi legge ed è più, molto più che entrare in casa di estranei senza bussare, si entra nell’anima delle persone che da quei versi possono trarre gioia, dolore, ottimismo, pessimismo, propositi per il futuro, amore, odio. E questo a prescindere dal senso che io volevo dare alle parole, ammesso che glielo volessi dare un senso.
    Ecco, a me, ma, ripeto, con tanta umiltà e comprensione per chi non la pensa così, a me, dicevo, sembrerebbe eticamente scorretto entrare nel cuore di una persona in maniera anonima, mi sembrerebbe un atto di irresponsabilità. Mi sbaglio? Ma certo, perchè no!
    Infine, permettetemi di ringraziarvi tutti. Io penso che Eugenio stia gongolando leggendo i commenti di questo dibattito. Perchè uno degli obiettivi nuovi del nuovo Circolo 16 era costringerci a parlare di poesia, mettere a confronto diversi modi di sentirla la poesia. Questa rubrica grazie soprattutto a quelli più assidui come Salvatore, Franz, L’Irriverente, Dora, ecc. sta svolgendo bene il suo lavoro. Grazie davvero.

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  5. Proprio stamattina ho modificato la foto del mio profilo personale perché volevo dare un segnale forte e chiaro. Noi siamo reali. Dietro un logo ci sono persone normali. Chi frequenta il circolo sa cosa penso: sono d’accordo con chi dice che non è necessario stringersi la mano per “scambiare” cultura, il contatto metafisico a livello artistico, ok, avviene comunque leggendoci e condividendo quanto abbiamo da esprimere. Ma la fisicità è fondamentale affinché lo scambio diventi reale. Ci metto la faccia, ce l’ho sempre messa anche perché è il mio modo per accogliere e accettare la responsabilità che sento a livelli incorporei verso l’arte. Sento che l’esporsi, incontrarsi, guardarsi negli occhi senza pseudonimi…che questo sia l’unico modo per riuscire a creare qualcosa di più importante del mio stesso ego, per superarmi. Non proteggo la mia brutta faccia, la mia età, il mio carattere lunatico. Sono Eugenio Chiara, come lo sono a casa, lo sono dentro questo circolo. Il mio è un coming out totale! MA rispetto chi preferisce proteggersi. Ci metteremo la faccia anche per voi, se nasceranno progetti che potrebbero interessare la vostra creatività. Un abbraccio.

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  6. Non molto tempo fa, su un sito letterario, ho letto il discorso, al riguardo della poesia anonima, fatto da un poeta che ho apprezzato molto. Costui parlava di quanto la sua fascinazione fosse grande per quegli scritti che, senza paternità, appaiono nei luoghi più impensati: muri, pezzi di carta abbandonati… Testimonianze di sentimenti lasciati cadere un po’qua e un po’là. Lui arrivava ad affermare che quella era la più alta forma di poesia che si potesse leggere al giorno d’oggi. Poichè pura espressione di qualcuno che, incurante di altro, si esprimeva senza alcun ritegno o censura, nei modi più personali e fantasiosi.
    Effettivamente, questo poeta non si pone il problema dell’etica, come con grande sensibilità ed accortezza fai tu, mio caro Natale. Certo, questo è un aspetto da considerare parecchio, quando si pensa di entrare in “casa” altrui. Però vorrei, assai umilmente, dire che l’etica spesso non sfiora la poesia, poichè è essa stessa a forgiarla, a plasmarla, per restituirla magari ampliata ed arricchita di senso. Basti pensare a quanti hanno scritto poesie che hanno subito censura ed ostracismi vari, perchè considerati immorali, quando non addirittura eretici. In definitiva: se chi ha la necessità di esprimersi sente la necessità di avvalersi di ogni strumento per farlo, credo che sia legittimo pure ricorrere all’anonimato, se questo gli è necessario. Come dicevo, facendo riferimento alla mia esperienza personale: L’importante è crescere, apprendere, arricchirsi… E come qualcuno ha detto: c’è un tempo per tutto, anche per riconoscersi ed incontrarsi.
    Ciao e sempre grazie di tutto

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  7. Allora Natale, Allora Eugenio…con umiltà e leggerezza… Io sono Franz e la mia casa è il mondo…e al mondo dico le mie piccole vibrazioni d’amore, paura, gioco senso d’infinito..Cosa volete mi importi di una faccia, di un nome…di un culo più o meno alto e duro o flaccido d’anni? L’etica e la poesia…ancora i distinti crociani? Vi prego! Rileggevo, ora i frammenti , tra l’altro in prosa, di Eraclito l’oscuro.. poesia da vertigine ai confini tra sonno sogno e morte…Etica è la fragilità d’immenso dell’umano, parvenza di un io provvisorio…E poi, per chiudere questo passaggio, Io non sono anonimo ho assunto una maschera che mi identifica nelle sue smorfie verbali, nei suoi giochi sonori più forse di una faccia soggetta a mutazione e a sfinimento…Se la vita ci facesse incontrare col tempo potremmo tentare di intuire cosa c’è sotto le nostre maschera…ma per favore! non arriviamo a sostenere che una fotina più o meno nitida o un nome e un cognome anagrafico risolvano il problema…vi prego francamente è anche irritante e non poco…non trasformate il Circolo nella setta degli IDENTITARI……A prposito: Eraclito che è qui con me, vi saluta e sorride…a quel tempo, mi dice non esistevano i cognomi…😝

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    1. Franz va benissimo così, ognuno ha le proprie maschere come dici, e il circolo non sarà mai una setta tanto meno identitaria. Per quel che mi riguarda non ho detto che una foto è un nome e cognome risolvano il problema ma che mi aiutano ad affrontarlo. Eraclito è stato un uomo molto fortunato e non perché ai suoi tempi non esistevano cognomi ma perché non esistevano blog. Sarebbe stato uno in mezzo a tanti. Chissà come l’avrebbe presa, magari liquidandosela con un bel panta rei.🙃

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  8. Piano, Franz, ti prego. Soprattutto con i termini! Qui non si chiede la carta d’identità a nessuno. Si esprimono solo opinioni tutte da rispettare,

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  9. Perdonami Natale ma non comprendo il “piano con i termini”… Disquisire adoperando la parola culo (potrebbe trattarsi anche del mio)… non offende nessuno…è solo una notazione anatomica…rifletti: tu arrivi a connotare come fuori dell’etica l’uso d’una maschera o, meglio di uno pseudonimo… dovevo chiarire con forza, nel mio stile lieve, che questa cosa è davvero offensiva…ma naturalmente la mia sfida e risposta è solo culturale…e su quel terreno parliamo; il personale è, ovviamente, del tutto fuori dal bersaglio dei miei strali

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