NANASH WANASH

pelasgi per nanash

(Foto da Signoraggio.it)

IL SANGUE

Ho visto il Guerriero cadere sui ginocchi
sporca di sangue la sua lama affilata
sassi di neve precipitavano dalla luna pallida
intorno la pianura brulicava di corpi smembrati.

Tremano ancora le mie mani
macchiata di morte la sua armatura un tempo scintillante d’oro
le braccia alzate dei feriti pronti a morire chiedevano perdono
puzzava di cadaveri l’infinito prato un tempo cosparso di colori.

Ho visto il Guerriero cadere sui ginocchi nel sangue dei fratelli
lasciava andare nel terreno lo scudo ormai inutile
troppo gelide le sue lacrime pentite
non potevano scivolare da quel viso dipinto dal terrore.

Un cuore che teme la notte batte nel mio petto
i guerrieri che non sono eroi non leggono le mie parole
non ascoltano il canto che sorvola la mia anima
il peccato li consuma e rende inutile la loro vita.

Ho visto un guerriero antico piangere in una notte di neve
la sua bocca era spalancata nel grido a Dio per il perdono
si è accarezzato la carne del petto con la spada
ha raggiunto i Padri per chiedere nuove poesie.
—————————————————

Email: nanash_wanash@libero.it

Breve presentazione personale: Sono un alito di vento nel riverbero del sentiero del Falco.
Commento dell’autore: Dentro questa poesia, metafore e sinergie con gli errori dell’Uomo nella Storia.


Questa sera Nanash Wanash ci introduce in punta di piedi in un mondo fantastico di popoli  venuti in Italia da lontano per fondare città e città e arricchire le nostre radici con la loro civiltà; risalendo lo Stivale, molto prima di Roma, sono decine, anzi dozzine e dozzine di città importanti: Pedaso, Numana, Ancona, Rimini, Cesena, Ravenna, Spina (forse!), Cortona, Arezzo, Orvieto, Viterbo, Lucca, ecc. Si tratta de: I PELASGI.

Il nickname del poeta di questa sera, Nanash Wanash, richiama, infatti, Nana e Wana: due mitici re dei pelasgi che esiliati dai loro popoli giunsero nelle regioni italiche oltre duemila anni prima di Roma e risalendo il nostro Paese, come dicevamo, fondarono civiltà e città famose. Erano dei ‘condottieri’ e questo termine sta più propriamente per  “pastori dei popoli del mare” .

Il nostro poeta non ci dà alcuna notizia né spiegazione sul perché di questa scelta e collegamento, ma dalla poesia proposta possiamo dedurre una passione esaltante per la storia di queste civiltà.

Sono cinque quartine a verso libero, che danno l’impressione di una vecchia, lunga canzone di popoli antichi, zeppa di metafore e sinergie con gli errori dell’Uomo nella storia come il poeta stesso dice nel suo commento.

Ho visto un guerriero piangere in una notte di neve/la sua bocca era spalancata…”

Come sempre capita quando  l’autore evita di dare precisi riferimenti biografici, provo a immaginarli attraverso la scelta delle parole, i versi della poesia proposta. Nanash Wanash lo vedo carico di passioni e d’amore per la conquista di libertà e di progresso dei popoli perseguita combattendo contro errori e malevolenze umane.

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6 pensieri riguardo “UNA POESIA PER LA SERA di Natale Pace e Dora Levano

  1. Quando studi letteratura, ti spiegano che il genere epico è ormai caduto in disuso, morto. Ebbene, si sbagliano: questa è epica, nei toni, nel lessico, nei ritmi che ricordano le migliori traduzioni dei poemi antichi. È una bella prova di come si possa gettare ponti fra l’antico e il moderno: c’e tutta l’atmosfera d’allora, anche per la lunghezza dei singoli versi, ma questi sono liberi, ossia gli ultimi inventati.

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