ODILON MACHADO DE LOURENCO

Boa noite sr. Natale!

Envio um poema para que publiques em seu blog.

Gratidão pela gentileza.

Odilon Machado de Lourenço

 

(Buonanotte signor Natale!

Mando una poesia da pubblicare sul tuo blog.

Grazie per la gentilezza.

Odilon Machado De Lourenco)

odilon machado de lourenco

 

DELIRIO

AO AMIGO ALEXANDRE RUSZCZYK.

“Só os loucos, os poetas e os bêbados conseguem fugir do tempo”.

Mário Quintana

(All’amico Alexander RUSZCZYK.

“solo i pazzi, poeti e ubriachi possono sfuggire al tempo.”

Mario Quintana, Ohio)

 

Em qual noite nasceste nos sonhos?                                              

Tufonando em espiral tumultuoso vem

ao sol e lua bebendo teu veneno vem

esgueirando um brilho vem

numa dança de vapores vem

como fogo e vinho vêm

bailando astros acima da noite vêm

na rua ilusória de um lugar desconhecido vem

numa cidade de mortos vem

dos longes voltando abraçado nos ventos vem

aos desertos voando vem

nas selvas recobertas de estrelas espelhadas vem

adentrando galáxias vem

nos trovões que vão à carne dos raios vem

queimando rápido nos relâmpagos vem

na insaciedade do mais que nunca chega vem

alucinando a flora coberta de insetos amanhecidos de pólen vem

rompendo as máquinas enfurecidas de óleo vem

lutando como motores envolvidos na subida para o sol vêm

suportando a força dos galopes no sangue vem

além dos sonhos buscando o néctar voante das nuvens vem

descansando o corpo sobre as pedras ensolaradas vem

ouvindo as danças em torno das fogueiras vem

libertando os olhos ao escuro vem

sem nada querer entender vem

ultrapassando o tráfego suportável da vida vem

eliminando a dor aos esconderijos da lua vem

reiniciando passo a passo o colapso das horas da morte vem

caminhando com os pés embarrados pelos becos vem

buscando coisas alucinadas vem

nos olhares sem espelhos vem

marcando a fronte da alma vem

nas rasuras de poemas vem

em ânsias desencontradas vem

nas cores do céu noturno vem

ao lado dos corvos aliados na fome vem

nas ruínas do tempo vem

na glória das manadas pelos campos vem

na impossibilidade de ler quaisquer coisas fora do espírito vem

nas miradas da ira das suaves lágrimas vem

nos vulcões nascendo nas relvas vem

regurgitando o fogo de óperas trevosas vem

amainando as lucidezes da loucura vem

nas águas do mar como lavas esfriando vem.


Per la poesia di questa sera, concediamoci un lungo viaggio a Pantano Grande, città brasiliana nello stato del Rio Grande do Sul, dove vive e scrive liriche il nostro amico Odillon Machado de Lourenco.  Odilon si propone sul web con il blog https://poetadagarrafa.wordpress.com/  ovvero come il Poeta della Bottiglia, sul quale offre ai lettori poesie, fotografie artistiche e poesie e foto accostate. Sono sincero, dopo aver gustato la musicalità dei versi di DELIRIO nel portoghese originale, ho provato a tradurre la composizione , ma il risultato, se pure mi ha permesso di apprezzare il ritmo e il senso visionario, non mi è sembrato soddisfacente. Allora, intanto chiedo aiuto a qualcuno dei nostri amici in grado di tradurre il testo e farmelo avere con mail a natale@kessel.it e allo stesso tempo vi invito a dare il benvenuto al nostro primo autore straniero con i vostri commenti.

Oggi 20 ottobre 2017

Il mio SOS è stato raccolto da Marianna Altamura che ha inviato una colta e raffinata traduzione di “Delirio” di Odillon Machado de Lourenco. E dunque come è accaduto a me, credo che anche voi apprezzerete maggiormente il valore poetico di questa composizione. È un’ode che si colloca certamente nella lunga tradizione della letteratura brasiliana del Sud. Una lunga canzone di rabbia parossistica che si può riscontrare in tanti moderni poeti brasiliani. A me ricorda tantissimo le ampie estensioni della Pampa del Sud del Brasile che avevo già rinvenuto nella lettura di alcune poesie epiche di Carlos Nejar o di Josè Salgado Santos, conosciuto come Salgado Maranhao, che in alcuni tratti dei suoi lavori poetici ci riporta la tradizione dei Cantadores (cantastorie) e delle brusche denunce sociali delle insoddisfazioni della gente comune.

Quel “vem” (viene) ripetuto ossessivamente alla fine di ogni verso non vi pare richiami all’incontro scontro tra poesia e canzone popolare che in Brasile sono stati esaltati dalla collaborazione artistica tra Melo Neto e Chico Barque de Hollanda?

Inviterei Odillon a voler ulteriormente chiarire alcuni aspetti della lirica che con tanta generosità ha regalato a questa rubrica, specialmente  per quanto attiene alla dedica iniziale. Grazie Odillon!

Un grazie di cuore a Marianna Altamura, che devo ringraziare anche (e soprattutto) per le belle pagine di presentazione della mia raccolta poetica INVITI SUPERFLUI – Una Poesia per la Sera”.

Ed ecco la traduzione. Aspettiamo commenti per il nostro primo ospite straniero.

Delirio  di Odilon Machado De Lourenco

 

 In quale notte nascesti nei sogni?

Tifonando[1] in vortice tumultuoso viene

al sole e luna che beve il tuo veleno viene

schivando una scintilla viene

in una danza di vapori viene

come fuoco e vino vengono

gli astri che danzano in cima alla notte vengono

in una via illusoria di un luogo sconosciuto viene

In una città di morti viene

da lontano ritornando abbracciato ai venti viene

per deserti volando viene

nelle selve ricoperte di stelle cristalline viene

passando attraverso galassie viene

nei tuoni che vanno fino alla carne dei raggi viene

bruciando in fretta nei lampi viene

nell’inappagamento di ciò che mai verrà viene

disorientando la flora coperta di insetti svegliati dal polline viene

rompendo le macchine infuriate di olio viene

lottando come motori in azione nella salita verso il sole vengono

sopportando la forza dei galoppi nel sangue viene

oltre i sogni a cercare il nettare volante delle nuvole viene

riposando il corpo sopra le pietre assolate viene

ascoltando le danze attorno al fuoco viene

liberando gli occhi all’oscurità viene

senza voler intendere nulla viene

oltrepassando il traffico sopportabile della vita viene

eliminando il dolore ai nascondigli della luna viene

reiniziando passo a passo il collasso delle ore della morte viene

camminando con i piedi infangati dei vicoli viene

cercando cose immaginarie viene

negli sguardi senza specchi viene

marcando la fronte dell’anima viene

fra cancellature di poesie viene

nelle angosce mancate viene

nei colori del cielo notturno viene

accanto ai corvi alleati nella fame viene

nelle rovine del tempo viene

nella gloria del bestiame per i campi viene

nell’impossibilità di leggere qualsiasi cosa fuori fallo spirito viene

nelle occhiate dell’ira delle dolci lacrime viene

nei vulcani che nascono nell’erba viene

rigurgitando il fuoco delle opere tenebrose viene

ammansendo la lucidità della follia viene

nelle acque del mare come lava che si raffredda viene.

[1] NdT: Termine inventato, il sostantivo tifone qui si trasforma qui in verbo per dare l’idea di movimenti vorticoso.

 

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12 pensieri riguardo “UNA POESIA PER LA SERA di Natale Pace e Dora Levano

  1. Qui è durissima, purtroppo: ignoro del tutto il portoghese – ed evito pure di pensare alle variazioni brasiliane rispetto all’originale – quindi sospendo ogni giudizio fino a che un’anima pia e poliglotta non avrà trovato il bandolo della matassa inviandolo poi per posta elettronica. Direi di darci appuntamento quell’ora, intanto che sugli altri fronti procede il viaggio; quanto alla musicalità, mi fido sulla parola perché debbo avere una pessima pronuncia anche nella lettura silenziosa… 😅

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  2. credo sia felice la scelta di aprire questo spazio a poeti non in lingua italiana

    per ogni lettore incorporare un linguaggio, con i suoi segni, le sue stratificazioni, le sue sonorità, e tutto quello che porta con sé, attraverso se, nel rapporto con la lingua…
    dicevo…incorporare un linguaggio è un percorso che avviene già quando ti confronti con la tua stessa origine e/o consuetudine linguistica.
    quando l’incontro è, poi, con una lingua altra possono mancare le abilità per la comprensione subitanea, per la contestualizzazione culturale, sociale, …, ma è affascinante che scatti in poesia la possibilità d’una diversa comprensione, un po’ a pelle, diciamo.
    In questo senso l’impatto sonoro e le immagini sono state per me forti, sono arrivate, non so se nel modo inteso dall’autore (che seguo già da tempo con piacere), ma…
    la traduzione resta una responsabilità e una delicatissima opera di ‘trasposizione’ e rigenerazione, quasi, del testo, con la sfida a non perderne le radici… ma migrarle…

    e mi fermo qui

    non me ne voglia nessuno per l’imperizia o l’inespresso uso di termini come ‘lingua’ e ‘linguaggio’
    a rileggere il commento mi viene da riflettere su questo già diversamente

    ma qui conta, stasera, la poesia e queste mie siano solo osservazioni a margine per richiamare, forse, da un lato dei dibattiti già avviati in Circolo16 (ricordo qualche scritto interessante di Mariantraslature, o sbaglio?), dall’altro lato rilanciare l’argomento

    Ringrazio Odillon per questo suo intenso scritto, per essere qui tra noi e spero di ritrovarlo

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  3. Caro Natale
    Gratitudine per il bel testo di presentazione.
    Molto apprezzato tra la mia famiglia e gli amici.
    Rispondere alla tua domanda sulla dedizione. Alexandre Ruszczyk è un poeta di origine russa, con sede in Brasile.
    Sarò pronto per ulteriori chiarimenti.
    Saluti da Odilon Machado de Lourenço.
    Abbraccio!

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