ROSARIO BOCCHINO

 

VISCERE D’ALBERO

 

Non rimane che il sole

in questo vascello d’alghe.

 

Il bisogno di ieri

non chiede alle vele perché sono bianche

e alle onde perché dormono,

non sai che l’alba è un lenzuolo

che aspetta d’essere appeso?

 

Il mare non dorme mai.

 

Hai ancora la voglia nera sull’anima

e la tieni stretta per i tuoi sandali mai messi,

usali con la tua strada, ballando di sera,

lei non aspetta che riempire questo spazio.

 

Perché mi chiedi a quando?

non possiedo risposte

l’ora è solo un granello di polvere

in un cesto di vimini.

 

Solo viscere d’albero

in questo attraversamento scomposto.


Riproponiamo stasera un bravo poeta di cui nei giorni scorsi abbiamo già pubblicato. Rosario Bocchino ci regala una seconda composizione inedita (scritta apposta per questa rubrica) piena di pathos e di contenuti lirici.

Due riflessioni su Sarino:

La prima è che ho saputo che, pur vivendo da molto tempo a Trieste, nella città della Bora, Rosario Bocchino non vi è nato perchè è mio corregionale, originario della provincia di Catanzaro.. Noi meridionali, e i calabresi particolarmente, la poesia la teniamo nelle vene: più poesia che sangue e quella pulsata dal cuore ci ossigena il cervello. Altrimenti di che vivremmo, che quì, come diceva Profazio “si campa d’aria”!

La seconda è che Sarino, come tanti giovani e meno giovani di oggi, si è sentito stimolato a mettere nero su bianco i suoi versi grazie alle potenzialità del web. Io credo che prima o poi si dovrà mettere in chiaro e spiegare e codificare che il web, per l’anonimato che consente, almeno all’inizio, per la capacità divulgativa delle proposte, per il gran numero di potenziali utenti che raggiunge, ha creato una scuola di poesia, di massa è vero, non sempre apprezzabile dal punto di vista lessicale e dei contenuti (quanti scritti di dubbia qualità vengono proposti ai lettori!), ma ha messo a disposizione di chi voglia provarci uno strumento impensabile solo dieci anni addietro. Nell’officina dei blog sono cresciuti tanti importanti e validi scrittori, poeti, pittori e scultori, musicisti, fotografi, costituendo ormai una vera e propria scuola artistica. Sta alle strutture come Circolo 16 operare scelte, proporre il meglio, far emergere dalla globalità quelle voci capaci di esprimere arte, emozioni, coinvolgimento. Prima o poi i critici soloni e le grandi case editrici dovranno fare i conti con questo nuovo modo di fare cultura e organizzarsi per non rimanerne estranei.

Rosario Bocchino e le altre proposte di questa Rubrica, a dire il vero fino ad oggi esclusivamente invitate da me, Dora e Eugenio, riteniamo siano scelte valide e apprezzate. Timidamente questa Rubrica si pone a disposizione di quanti la cultura la professano e sul serio. Alla fine, se ci riusciremo, avremo costituito un gruppo di poeti che si saranno confrontati con i lettori, misurati con il loro gradimento. Il passo ulteriore, l’obiettivo quasi finale, mi piacerebbe che fosse una Collegiale dove ci ritroviamo tutti per proporre insieme la nostra idea di poesia e poetica.

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27 pensieri riguardo “UNA POESIA PER LA SERA di Natale Pace e Dora Levano

  1. Un incipit che già introduce ad una veduta nautica dell’esistenza, veleggiando poi attraverso i sensi, allucinati da quei”granelli di polveri”assommantisi nel”cesto di vimini” detto vita…
    Semplicemente una delizia

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  2. Complimenti di nuovo al poeta. Ho intravisto qualche eco letterario e, visto che qui abbiamo la rata opportunità di interrogare chi ha scritto i versi, sarebbe una curiosità vedere se ha pensato anche lui a quelle due connessioni che si sono destate in me alla lettura. “Il mare non dorme mai” mi ha fatto venire in mente un paio di versi di ‘Genova per noi’, di Paolo Conte, senza però i riferimenti, presenti nella canzone, alle impressioni che il mare esercita sull’io poetico. “Perché mi chiedi a quando? / Io non possiedo risposte” mi ricorda da vicino la ‘Desolazione del povero poeta sentimentale’ di Corazzini: “Perché tu mi dici: poeta? / Io non sono un poeta”.

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    1. accostamenti importanti i tuoi, che non possono farmi che piacere. Ma è una poesia nata dentro quel mal di vivere che spesso si prefigge d’interrogarci, di metterci con le spalle al muro, chiedendo e chiedendosi il perchè di un mare che non dorme mai. Un mare che però resta quieto – se non propriamente distaccato e “perdurantemente” immobile.
      Alla fine è solo il grido interiore e interiorizzato di un sentimento naturale : essere e non passare.
      Il mare poi è la mia musa ancestrale, sono nato a picco su di esso e non avrei potuto vivere senza la sua emanazione, quella giusta melodia/afflato che mi fa “cantare”, soprattutto in versi.
      Grazie del commento così articolato e partecipativo. Ciao

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  3. Natale come sai concordo in pieno con la tua riflessione. Il web ha un potenziale enorme. Avevo scritto un lungo articolo oggi sulla notizia uscita qualche giorno fa, il rapporto dell’AIE secondo cui solo quattro italiani su dieci leggono almeno un libro all’anno. Questo vuol dire un sacco di cose e vuol dire niente. L’articolo purtroppo non so perché si è cancellato e non ho energie oggi per riproporlo. Il sunto è che bisognerebbe tutelare la diffusione del libro come bene fondamentale per la civiltà. I posti come questo circolo devono assumersi importanti responsabilità nei confronti del mondo letterario. Questa rubrica nel suo piccolo è stata visualizzata oltre 1500 volte in venti giorni suscitando scambi di opinioni, messaggi, creazione di altri componimenti. È quello che dobbiamo fare e che faremo. Intanto io e Natale ci vedremo venerdì per un pranzo letterario, qui a Catania! Il prossimo passo sarà incontrarci tutti di persona!

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  4. Purtroppo il web genera anche un sovraccarico di parole non sempre facile da “gestire”, specie per chi vive la parola come carne o lama… Il web è un buon mezzo, ma alle volte fa male anche alla poesia e ai poeti. Specie quando tende a “spettacolarizzare” ciò che per sua natura non può esserlo: la poesia.
    Vedo oggi con un certo senso di smarrimento a un certo tipo di poesia giovane, e devo dire che ne resto alle volte delusa, perché molto spesso si usa la tecnica e le parole per creare effetti di scena. Bei versi frasi ad effetto… Ma che in termini di vita, vissuto, materia sostanza, emozione, non ti lasciano nulla: un abbaglio del momento, stordimento e nulla più. È quella poesie che letteralmente “scanso” ed evito perché non ne voglio essere influenzata.

    Ma ovviamente non è questo il caso. Si sente molta autenticità tra questi versi, che non stordiscono ma cullano tra le loro immagini e parole.

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    1. Gilda anche tu hai ragione. Fa parte della tua responsabilità criticare (in senso positivo) le poesie spettacolarizzate. Fa parte del nostro ruolo, o almeno l’impronta che daremo a questo circolo, smettere di “scansare” e proporre alternative, stimoli…
      Fare una poesia che si evolva nella collettività. Come è successo con Natale!

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  5. Vedete che funziona! Genio, Gilda e anche gli altri… si passa da blog piano piano da blog dove gli autori si propongono con scritti più o meno artistici, personali, poetici, a un posto dove ci confrontiamo, critichiamo, scegliamo. Si fa poesia discutendone, approvando, ma anche quando servirà (naturalmente spero che attraverso le nostre scelte non serva) criticando e scartando. Mi piace

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