FABIO AGNELLI

Buona sera a tutti!
Sono Fabio, 44 anni. Sospeso tra Milano e Brescia. (Vecchia vita, nuova vita. La catarsi sarebbe Bergamo, ma non conosco nessuno lì.)
Conosco le Poesie di Dora. E’ lei che mi ha portato qui.
Scrivo per bisogno. Solitamente in 5 minuti mentre fumo in balcone.
Più che scrivere descrivo immagini. Arrivano.
Non mi piace “ripescare” cose vecchie. Sono in continua evoluzione.

ASSIOMI

Cerere.
E l’incapacità di bersi le soluzioni sperse
tra la sintesi e gli assiomi.
Vago come un gatto cieco la notte.
Un mantello invasivo di auto assoluzione
lieve tra gli sbagli croccanti degli spigoli
ed un mondo sottile di spazi che non ci sono.

L’empatia è Fata e sindrome
come tavola apparecchiata a festa la domenica.
Quando non ci sono mai.
Chimica insaziabile è il bisogno di danza, musica e fuga.
Gocce alchemiche degli stessi pensieri.


Commento di Fabio Agnelli alla poesia: Quella che ho lasciato poco sopra è la mia “Poesia di stasera”. O stanotte. Poco importa, no?



Fabio va di cognome Agnelli, proprio come quelli della Fiat. Cognome importante e impegnativo, ma penso di essere nel giusto se dico che con la famiglia torinese, perno sacramentale della industria italiana, Fabio non c’azzecca nulla. Poi magari scoprirò che ha studiato a Cambridge e parla avvrrrotando la erre francesemente.

Bando agli scherzi e leggiamo l’interessante lirica che il nostro casereccio Agnelli ci propone. L’ho fatto. Letta e riletta mi sono rimasti in testa più che versi, parole, singole o accompagnate ad altre: Cerere, soluzioni sperse, assiomi, autoassoluzione, empatia, gocce alchemiche….

Di certe poesie, come dei quadri astratti è impossibile ricercare il senso voluto dall’artista, che ha voluto significare, che vuole trasmettere? Davanti a una tela di Wassily Kandinsky mi accade di tuffarmi nelle linee e nei colori, perdermi e ritrovarmi, farmi segno e colore e sentire suoni che solo io sento. Quello è il senso (mio), la illogica spiegazione certamente diversa da quella dell’artista.

Così faccio con i versi di Fabio Agnelli. Un tuffo dentro le parole, sillabe assonanti, che si fanno suoni, aritmie e colori. Evito di interpretarne il senso logico e ne ascolto la musicalità.

Mi piacerebbe sapere da ognuno di voi il (suo) senso alla lettura di Fabio Agnelli “ASSIOMI”

A tal proposito Fabio mi permetterà una breve divagazione: commentatele le nostre Poesie per la Sera, un rigo o una pagina, non vi limitate al freddo (anche se sempre gradito) “mi piace”. Io penso che alla fine, se vorremo pubblicare una raccolta, intercalare i commenti più significativi che saranno pervenuti, servirà a fare di ogni poesia un piccolo mondo del poeta che si confronta liberamente con chi legge. In fondo è questa la missione della Rubrica e di Circolo 16: un confronto di emozioni in versi.

Ritorno a Fabio Agnelli per complimentarmi per la sua originalità nello scrivere, ringraziandolo per il piccolo, prezioso regalo che ha voluto fare alla nostra rubrica.

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12 pensieri riguardo “UNA POESIA PER LA SERA di Natale Pace e Dora Levano

  1. avventi sonori in vibrazioni di pensieri sparsi… è l’effluvio di parole in poesia di Fabio…una sorta di Palomar calviniano tutto da assorbire nella levità porosa delle sue immagini… complimenti a lui e a chi lo ha scelto qui.

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  2. È sempre difficile commentare le poesie. Leggere una poesia è quasi come entrare un giardino segreto in punta di piedi ed è tale la meraviglia che si rimane senza parole. O, a volte si teme che una parola sbagliata possa incrinare tale splendore. Le poesie di Fabio rompono (gli argini delle emozioni) e irrompono come una pioggia colorata e immaginifica. E ci si ritrova a volare in altri mondi.

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  3. Ci si sente una gran sete di spazi aperti, di libertà di spaziare, oltre le spigolosità della vita, comprendendo pure voli epici che ricolleghino alla natura ancestrale, come quella di una Cerere più che mai lontana dal sentire cittadino…
    Senz’altro apprezzata…

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  4. Sono d’accordo sulla difficoltà di commentare le poesie. Dirò solo che nei primi tre versi (dopo “Cerere”, ho sentito personalmente l’idea di non poter accettare soluzioni preconfezionate e dogmatiche, preferendo piuttosto vagare “come un gatto cieco la notte”, che forse non sa dove si trova ma deve cercarsi la sua strada. sfruttando la stessa impossibilità di una certezza, che dà libertà

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  5. In Fabio coesistono due anime. Una canzonatoria e l’altra poetica.
    Si equilibriamo alla perfezione.
    Quando lo leggo, non so mai quale direzione prenderò. Ogni volta, una sorpresa.
    Mi lascio condurre dal disordine/ ordine del suo progredire.
    Talvolta mi lascio prendere per mano, talvolta mi fermo e prendo tempo, per capire dove mi trovo. Quasi in “apnea”.
    Ma viaggiare nei suoi versi, è sempre piacevole ed interessante.

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  6. No comment .
    Perché i commenti?
    Non amo troppo i commenti.
    Voglio poesie nude,
    spoglie,
    libere.
    Voglio sentirle
    con gli occhi e le dita,
    col midollo e col sangue,
    con la testa e le orecchie.
    In quest’ordine (o quasi).
    I commenti, semmai, dopo.
    Quanto., non so.
    Questa di Fabio l’ho sentita, l,ho vista, l’ho respirata. Grazie.

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  7. grazie Fabio per essere tra noi

    leggere i tuoi testi è trovarmi proiettata in punti di fuga che raccolgono e ri-gettano molteplici traiettorie di realtà. Se invenzione è ritrovamento… c’è pure quella tensione; o questa… con un tocco affatato, ma un disincanto straniante, a volte, nella tua scrittura.. Mi piace ciò e attira

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  8. Grazie a tutti per i commenti ed i pensieri. 🙂 Sono preso in una settimana cangiante. Mi sono infilato in un corso di inglese “full immersion” ed ho conosciuto nuove persone e nuovi modi di sorridere. La sera, poi, ho la testa stanchissima, una fidanza con la quale scherzare e litigare al telefono e poca concentrazione per perdermi tra le cantilene che solitamente si rincorrono.
    La Poesia è esercizio serio… rispondere ai commenti pure. Ed in questo momento ho una testa pretenziosa per stanchezza che cerca attenzioni attutite.
    Un paio di giorni ancora.
    Per descrivere al meglio certe immagini mentali, ci vuole calma ed una falsa sobrietà.

    Buonanotte a tutti!

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  9. Dato che qui sopra ci sarà scritto che il commento è de “L’Irriverente”, per una volta sento di dovermi adeguare al nome, anche perché condivido il bel commento di Natale e anch’io non mi soffermerò troppo sul senso logico. Mi chiedevo, quindi: è una mia sensazione, o “tra gli sbagli croccanti degli spigoli / ed un mondo sottile di spazi che non ci sono” cela un riferimento al dramma quotidiano del quinto dito del piede sfondantesi nell’urto con un mobile o uno stipite per le distanze mal calcolate nella penombra della sera? E può questo squarcio di vita vissuta illuminare l’assurda condizione dell’uomo moderno… [immaginare a piacere altre frasi che si dicono commentando un’opera d’arte posteriore al 1920]. Insomma, se non sono stato troppo prosaico e ho trovato qualcosa di attinente, direi che non manca una salutare e delicatissima vena comica.

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