Vi posto la seconda scena di questa recita (lo so, mi spiace!) tutta intessuta di tristezze e solitudini che tardano a ricomporsi. Però la poesia è un forte lenimento, vi assicuro.


 

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Per la rubrica Una Poesia per la sera:

ATTO ULTIMO – SCENA II

 

Belvedere Motta a picco sul mare (in sala giunge chiaro

il frangere di onde frante sulla sottostante scogliera).

L’uomo ha lasciato la solitudine della camera buia per la sera

fatta tutta, ma il paese è ancora più solo e le case hanno vite

che non gli appartengono.

L’uomo, quando non riesce a rompere la solitudine e il pianto,

si rifugia laggiù dove sa che s’incontrano le vite vive e quelle morte,

nello stregato palcoscenico dei lontani scogli eolici, di Scilla che ammalia,

Messina che accende collane di perle alle sue rive.

 

Ci sarà una donna appoggiata di schiena a parlare con l’uomo. Ha indefinite

fattezze che dalla sala sembreranno ancora più vaghe,

avrà solo una voce e una luce di tramonto nei capelli:

 

DONNA:

Non è giusto così, tanto vale finirla e gettarti di sotto!

Hai sfidato il mondo, smosso pietre inamovibili, vinto battaglie

contro nemici invincibili…. La tua Jenia ti guarda impaurita,

anche Lui… non capisce. Che hai, che vuoi, che cerchi?

 

L’UOMO:

non so, neanch’io ci capisco. E’ questa solitudine,

il cuore che se ne pasce, la coltiva, se ne droga.

Sono equilibri saltati, come quando cammini sul filo:

come niente improvviso ti manca il filo.

Vai giù!

Cerco appigli,

motivi, ragioni di vita. Manca un senso a tutto

manca almeno una strada, assolata, ombreggiata…

una strada!

 

La donna volgerà le spalle all’uomo, tutta protesa verso l’abisso.

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7 pensieri riguardo “UNA POESIA PER LA SERA – Natale Pace

  1. Non manca un senso né una strada: il senso è nella storia, nella vita tua e di di chi ti ama …. nella tua poesia. E la poesia può elevare o abbattere; per la poesia si muore e si vive. Io ritengo, e ne sia buona memoria del maestro, che debba esser fine inesauribile di gioia e di vita. Una quercia non può essere abbattuta da una tempesta …Quella del Tasso ha sfidato i secoli … perché era (ed è) la quercia di un poeta!
    Quanti versi … sputerà ancora la tua penna!

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    1. Che ti devo dire, Pino, le tue parole evidenziano una stima che non è solo personale e amicale, va oltre, molto. Più passa il tempo e più mi sei caro, grazie.

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  2. Bella tutta, con due versi su cui mi picerebbe soffermarmi: uno è il 2, di cui ho apprezzato molto l’allitterazione che mima il rumore del mare mosso, immagine che mi ha ricordato da vicino i Classici, per dirne uno, Orazio, Odi I, 11: “Sia che Giove più inverni ci abbia assegnato, o quest’ultimo / che ora fiacca il Tirreno su opposte scogliere…” ; l’altro è il 9, che ha qualcosa di epico nel ritmo ed esprime un’immagine bellissima.

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