Per la rubrica Una Poesia per la sera:

QUANDO SE NE VANNO I POETI

quando se ne vanno i poeti, certi poeti,
hanno l’abitudine di restare nei piedi di terra
impestati da pioggia, nei figli che non è detto
sia amore a nascerli, nelle ciglia che fanno gli uccelli
ai monti, nei suburbi dove si passa la frontiera, nel
cerchietto di ragazza col primo pene messo a salve,
nelle cellule ancora vive degli organi che chiamiamo morti,
nelle città fantasma delle pelli disabitate per le umane
solitudini, nei canti dell’abbandono a un pizzo di macello,
nell’abbandono al canto salvifico delle campanule tra i campi,
nel “guarda, un fiore!” e l’unica parola giusta è “bello”, in questi figli
che non è detto sia necessario nascerli per riconoscere le somiglianze,
nei tradimenti del vero con una verità più vera perché fa l’avvenire,
nell’abitudine che non ripete senza speranza che sia accogliente
il ritorno, nell’abbraccio dell’aria come prova l’esistenza del vuoto,
nel rigo dalla coda tagliata che ti rimargina la fine dei sensi; ed
eravamo partiti dai poeti
senz’addio, senza sepolcro alcuni, ed eravamo […]
per restare


Commento di Dora: non commento mi piace ‘sentire’…come restano…


Ritorna Dora-Erospea in questa rubrica, proponendoci una stupenda lirica. Se fosse dedicata a me avrebbe dovuto essere “Quando ritornano i poeti”…. E’ una lirica costruita su un unico periodo da leggere dunque in apnea prendendo tanto fiato prima di immergersi nelle profondità che scava ogni intervallo di virgola, sempre più in fondo, sempre più addosso la pressione dell’abisso marino in cui si scende.  Infine ritorna ai poeti che se n’erano andati senza addio, senza sepolcro alcuni…” Versi che, come dice Eugenio, necessita rileggere e ri-rileggere più volte per scrutarne ogni anfratto, ogni caverna  dentro cui Dora ti ci ficca senza un filo di Arianna per ritornare.


Email: erospea@virgilio.it

Blog: http://erospea.wordpress.com

 

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14 pensieri riguardo “DORA – EROSPEA Quando se ne vanno i poeti

    1. …mestizia che trova un bilanciamento nel fatto che quando se ne vanno, i poeti, non se ne vanno mai… E questo al di là delle domande su certi confini della vita che la nostra mente concepisce e a cui possiamo cercare o non cercare risposte

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    1. a volte penso che la bellezza non sia solo nelle presenze, ma nel come sentiamo, intrecciamo il sentire; e questo sposta qualunque idea di bellezza. A volte, pensaci, non c’è anche bellezza nella mestizia? non so se riesco a far arrivare cosa intendo, ma…
      Il fiore… eh eh… viene da un episodio (forse due) che ho personalmente vissuto e di cui credo d’aver parlato anche nel mio spazio. Ti racconto l’ultimo. Molto semplice. Stavo lasciando il mio rifugio (zona mare…pontile) e nel passare sotto una piccola ‘grotta’ per tornare sulla strada, sul corso, ho incrociato una bimba che mi ha guardata e rivolta a me, così, m’ha detto “guarda, un fiore; è bello”.. più o meno e… ogni tanto ci ripenso, al modo come l’ha detto e a tutto quel che accompagnava quel dire in parola, non solo, dunque, parola

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  1. Quell’avverbio iniziale, così potente, così denso di irrimediabilità… Già: “Quando”… Fa si che ci si perda prima ancora di partire, che si arrivi che non si è ancora andati. Ovvero che ci si perda nei meandri del pensiero poetico, rimanendoci incatenati a quel “Quando” così imperioso, così dilagante, quasi una forzatura che spinge verso un mai. Sì perchè la poesia si vorrebbe come mezzo per andare dal “Quando” al mai…
    Avvolge con emozioni che impregnano l’anima…

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