PERCHE’ UNA POESIA PER LA SERA?

“Ci sono ancora uomini e donne che sanno commuoversi fino al pianto per una immagine poetica?”

Mi sono posto questa domanda e la risposta è stata assolutamente “sì” quando, all’inizio del 2016 decisi di offrire ai frequentatori di Circolo16 Una Poesia per La Sera, costringendomi tra l’altro a rimettere in moto una “ispirazione” che da mesi mi mancava.

La risposta era “si” a condizione che la poesia evochi immagini, ricordi, emozioni, che il cuore percepisca prima della mente. Cioè pensavo e penso ancora che in una epoca storica in cui il materialismo predomina, il globalismo ti porta l’universo in casa dentro piccoli contenitori collegati senza fili, in cui la comunicazione a distanza ha sostituito il chiacchierare davanti al fumo di un caffè al bar, quando guardavi l’altro negli occhi e nove su dieci percepivi la sincerità o l’inganno, l’uomo ha bisogno di parole da leggere e da scrivere che vanno oltre l’immediato significato sul vocabolario, ma entrano nel suo intimo, ne scaccino tutti i pessimismi (insieme a tutti gli altri ismi), mettano in moto il cuore. Non “romanticherie” ma un “neo-lirismo” da contrapporre al bieco predominio della ragione, del due più due che fa sempre quattro, dell’impossibile-possibile.

I riscontri che quella rubrica serale hanno ottenuti e i tanti scrittori di poesia che attraverso quella ho conosciuto confermano questa tesi. La confermano così tanto che il vulcanico creatore e responsabile di Circolo16 in un primo tempo assalito dalla tentazione di farla finita (col blog, naturalmente) ha pensato invece di rilanciare l’avventura e propormi di curare la Rubrica anche nel nuovo Circolo16, ma aprendola ai contributi poetici di chi ancora crede nel miracolo della poesia. La condizione unica è che le liriche o le piccole raccolte poetiche siano inedite, ovvero create apposta per questo progetto, create apposta per “il piccolo mondo di uomini e donne” che siederà al bar con noi davanti al caffè fumante di UNA POESIA PER LA SERA.

Intendiamo operare una selezione delle poesie proposte perché vorremmo che siano dentro questa idea di neo-lirismo, intendiamo costituire un fondo per pubblicare antologie, ma anche singoli autori che emergessero dai nostri appuntamenti serali e soprattutto pensiamo di organizzare incontri reali, vederci e parlarci da persona a persona, potranno essere incontri nazionali (per esempio una buona occasione sarebbe la Fiera di Torino, ma anche e soprattutto locali in giro per l’Italia.

Fateci sapere che ne pensate, incoraggiateci e incoraggiatevi. La poesia mi ha molto sostenuto in questi ultimi mesi, facendomi riemergere da un abisso proprio quando stavo per finire l’apnea. La poesia aiuta a vivere, perché ravviva i cuori.

La prima proposta pervenuta alla nostra redazione è di Ginevra Coppacchioli, dal blog Camera con vista sul ritorno.

Sono versi semplici e, come lei stessa dice, “costretti”, gli sono venuti in testa e non ha potuto fare a meno di scriverli. Sono versi semplici, frenetici, saltano da un rigo all’altro con l’assillo di dire e vi trovo tanta, tanta liricità.


Mi chiamo Ginevra, ho ventun anni.
Anni meravigliosi e felici fino ad un preciso momento; dopodiché, silenziosi e molto, molto impegnativi. Attualmente vivo e studio a Roma.
Scrivere mi salva la vita, anche se spesso mi fa accartocciare su me stessa.
Le mie poesie e i miei racconti sono il luogo dove fuggo quando non mi trovo più, o quando voglio ricordarmi chi sono.

Ho scritto questa poesia mentre camminavo per strada.
Le parole mi venivano in mente e dovevo per forza fermarmi e scriverle.
Come se mi fosse stata dettata.
E’ una poesia sincera. Tocca una nota della mia anima, sono io.

 

COME CHIEDERE SCUSA

Guardare il sole ad occhio nudo pare
impossibile
così come
restituire la linfa vitale
alle venature
scricchiolanti
di un dolore
appassito.

Tuttavia
anche i pesci più piccoli sanno
orientarsi
nel buio silenzio di un fondale marino
(chissà se sanno cosa sia la paura).

Io che lo so
sento gli occhi che bruciano anche quando piove
fa male la luce.

Tu che lo sai
sembri un sonnambulo
che vacilla nei lunghi corridoi del mio subconscio.

Se ne conoscessi la strada
ti saprei guidare
nelle mie stanze viola.

Ma è per te
che voglio essere migliore.

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5 pensieri riguardo “Come chiedere scusa, di Ginevra Coppacchioli

  1. E la poesia ci accompagna anche nella paura…a volte umana, umanissima…
    Poesia che nello spaurire: ci tiene, ci molla nei sensi, ci salva sul filo dei ragionamenti e ci riaccorda tra umanità e altre creature…
    “chissà se sanno cosa sia la paura”…

    Grazie Ginevra e grazie Natale

    siamo persone viventi tra le righe, tra gli schermi (che ci manifestano più che proteggerci) e siamo oltre questi schermi, questo strumento, in fondo, di incrocio e conoscenza

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    1. Ma dietro la poesia, Dora, non ti puoi nascondere, non ci sono schermi protettivi, difese innaturali. Quando scrivi, quando leggi un verso appari totalmente nuda, vulnerabilissima e divina. Questo c’è, a mio parere, nei versi di Ginevra.

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  2. Io, che mi infilo nei dettagli, vorrei porre un accento su quell’unica parola, “orientarsi”, che se ne sta sola soletta nella seconda strofa, quasi schiacciata tra due versi ben più lunghi. Ho subito avvertito un contrasto particolare tra il significato della parola è questa sua posizione: un orientarsi che non può tener presente alcun punto di riferimento, stretto com’è fra i muri di un corridoio di labirinto – dico gli altri due versi – e si vanifica da solo. Questo è forse il miglior uso possibile del verso libero, un acuto gioco con gli spazi che mette in dubbio il senso stesso delle parole; potrei anche andar avanti all’infinito citando i pitagorici e la loro riflessione sul limite e l’illimitato, che fanno esistere qualcosa solo quando si trovano insieme… ma poi dovrei pubblicare il commento a parte 😂

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